venezia 78 (gran premio)

È STATA LA MANO DI DIO di Paolo Sorrentino – Recensione

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Regia: Paolo Sorrentino
Nazionalità: Italia
Cast: Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Luisa Ranieri

Il Sorrentino che vorremmo sempre, e al contempo quello che vorremmo mai più. Perché, se abbiamo imparato che le due diramazioni decadenti e luccicanti riescono continuamente a rigenerarsi (al cinema, in TV), un (auto)ritratto come questo non può avere seguiti, appendici, repliche.

È stata la mano di Dio è la riprova di quanto possa essere sanguigno e organico il Cinema di Sorrentino, anche la prese con il vissuto personale e con la “normalizzazione”. Abbiamo imparato quanto il suo saper adornare il suono di una scatola vuota fino a renderlo musicale, possa funzionare anche quando la scatola è piena.

E in questo caso è piena di vita (e di morte), di rabbia, di voglia, di memoria. Nel narrarsi e nel dipingere la propria famiglia troviamo più che mai una certa classicità (Amarcord, of course) che però non si adagia né sugli standard ancora inespugnabili del “quattro camere e cucina” né su una presunta legittimità data dalla fama (elemento comunque da tenere in considerazione, perché la collocazione di Sorrentino e della sua figura nell’immaginario collettivo non ha eguali). Non è cioè tutto automatico e dovuto. Sorrentino non si dà per scontato, e al contempo non si camuffa: È stata la mano di Dio viaggia sul doppio crinale della messa in scena – della farsa – e insieme non cerca un ammiccamento narrativo diverso da quello suo solito.

È stata la mano di Dio è un film col cuore in mano (e in gola) che sa benissimo dove e come collocarsi e collocare i propri elementi, viaggiando su un equilibrio quasi perfetto tra commedia e dramma, tra visionarietà e semplicità.

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