DRACULA 3D di Dario Argento

REGIA: Dario Argento
SCENEGGIATURA: Dario Argento, Enrique Cerezo, Stefano Piani, Antonio Tentori
CAST: Asia Argento, Thomas Kretschmann, Marta Gastini, Rutger Hauer, Unax Ugalde
NAZIONALITÀ: Italia, Francia, Spagna 
ANNO: 2012
USCITA: 22 novembre 2012

THE DEADLY MANTIS 

E così il maestro degli “spaghetti-horror “ si confronta con un mito come Dracula. Fuori tempo massimo in realtà, perché l’autore di Profondo rosso già da parecchio tempo non è più lo stesso, ma è stato sostituito da  un baccello alieno che ne ha assunto le sembianze. Ma forse è proprio la pochezza e la carenza di idee dell’ultracorpo in questione che lo ha spinto ad affidarsi al classico di Bram Stoker.

Già i titoli di testa in pacchiani, e hammeriani, caratteri gotici, dovrebbe dirla lunga. E la vertiginosa soggettiva iniziale, a volo di pipistrello (così sembrerebbe) che si insinua nei vicoli di un villaggio medievale: con un’estetica da videogioco, il baccello con le fattezze di Argento ci vuole far capire che il film è in 3D. Siamo ben lontani dalla fluidità della louma che circumnavigava un palazzo sbirciando dalle finestre in Tenebre, o dalla macchina da presa sospesa a cavi scagliata contro Flavio Bucci in Suspiria o la skycam nel teatro di Opera. Tutte senza bisogno di computergrafica.

Ma ora arriva la trovata del film, non era un pipistrello ma una civetta a planare tra le casette. L’invenzione, l’unica o quasi, rispetto all’iconografia trita e ritrita dei vampiri sta nello zoomorfismo, nella capacità del principe delle tenebre di trasformarsi in svariati animali. Un richiamo al vero Dario Argento, ai suoi bestiari, già nei titoli della sua trilogia d’esordio. Come dimenticare i cani inferociti di Suspiria e Tenebre, i corvi di Opera, lo scimpanzé di Phenomena e soprattutto lo sciame di insetti che circonda Jennifer Connelly di quest’ultimo film. Erano veri insetti allevati a migliaia dal vero Dario Argento, artigiano del cinema, mentre qui sono effetti digitali posticci e ridicoli che toccano l’apice del trash nella scena della mantide religiosa o in quella della ricomposizione del nugolo di mosche a vampiro con gli ultimi grumi a sistemarsi.

E rivangando nel passato del regista di cui ha rubato il corpo, l’ultracorpo malefico ha scoperto che aveva anche scritto la sceneggiatura, insieme a Bernardo Bertolucci, di C’era una volta il West. Ed ecco allora una bella stazione ferroviaria ottocentesca in cui si ferma un trenino a vapore da cui scende una dama elegante con la classica ampia gonna, che sale poi su una carrozza. Non è però la Cardinale, ma soltanto la scialba Marta Gaslini.

Il problema fondamentale, per il replicante di Argento, rimane quello di non considerare di arrivare ultimo di fronte a una mitologia abusata, a un immaginario risaputo come quello del conte vampiro. Tutto risulta quindi prevedibile come i mazzi d’aglio che ridicolmente addobbano ogni centimetro quadrato di muro o come il momento in cui si vede l’immagine del conte che non si riflette.

Il finto Argento si prende la briga di elidere la parte londinese con relativo viaggio, forse perché sarebbe stato troppo impegnativo e costoso un altro set. E qua e là ammicca alla Hammer così come a Jesus Franco e Jean Rollin.

Dracula 3D sarà ricordato come l’horror dell’era Polverini. Questo perché è stato lautamente finanziato con i fondi della Regione Lazio devoluti con l’esplicita intenzione di evitare la delocalizzazione, la pratica per questo tipo di produzioni di genere di girare nei paesi dell’Est spendendo meno ma danneggiando l’industria cinematografica italiana. Il risultato paradossale è che, invece di effettuare le riprese in una più naturale ambientazione sui Carpazi, il film è stato girato in un  castello per matrimoni nei dintorni di Biella (già set dello sceneggiato La freccia nera nonché della parodia dei Promessi sposi del trio Solenghi/Marchesini/Lopez) con tutto quel corollario di mobilifici, mercatoni dell’arredamento che si ritrovano nelle lampade Ikea (proprio quelle!) degli interni.

Tutto concorre ad avvicinare l’estetica del film, più che alle vampire amanti di Baker, Fisher, Rollin e Franco, al cinema porno anni novanta, quello relativamente, per il genere, ad alto budget, dei registi infervorati come Luca Damiano, Joe D’Amato o Mario Salieri. Quest’ultimo realizzò proprio un Dracula con Selen nel 1996. Tutto va in questa direzione. Dalle scene di sesso gratuite quanto patinate, come quella del fienile subito all’inizio o quella lesbo, immancabile come in ogni porno che si rispetti, nella tinozza. Alle protagoniste dai seni sproporzionatamente rifatti come ogni pornostar che si deve. A quegli interni di cartapesta, a quella patina fotografica da telecamera.

Gli ultracorpi hanno compiuto la loro invasione. L’ammazzavampiri tirolese Rutger Hauer potrebbe dire «Sto facendo film in Italia che voi umani non potreste immaginarvi». E il vero conte Dracula si rivolterà nella tomba. In fondo lui può farlo.

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