venezia 77

NOTTURNO di Gianfranco Rosi

Regia: Gianfranco Rosi
Soggetto: Gianfranco Rosi
Anno: 2020
Produzione: Italia, Francia, Germania

notturno

Un ritorno non atteso, se non nella speranza che determinate doti del buon(?) Gianfranco fossero state incanalate in un progetto dimensionalmente adatto a lui e al suo modo di fare cinema. E invece no. Il viaggio di Rosi, che partiva dal Grande Raccordo Anulare (Sacro GRA, Leone d’Oro 2013), arriva in Medio Oriente, ma il suo sguardo è rimasto pressoché immutato. Quanto ego c’è nell’artista e quanto artista c’è nell’ego? Ma in un documentario non dovrebbe esserci nulla di “artistico”. 

Ancora una volta, la realtà non sembra essere un fine, uno scopo per Rosi, ma un ingrediente (sì basilare ma pur sempre una componente non autonoma e sufficiente) per i suoi progetti audiovisivi, che non sono né fiction né documentario, ma installazioni, manifestazioni tecniche della propria esuberanza e innegabile inclinazione all’estetizzazione. e se non ci sarebbe in teoria nulla di male nel declinare/torcere/selezionare ed incanalare in immagini degli elementi alla ricerca di un nuovo significato, con Rosi nuovamente assistiamo ad una trasmissione di pura e semplice esuberanza stilistica in cui non è né il narrato né il narrante il punto focale.

Al centro del suo “cinema” c’è ancora e inesorabilmente unicamente la performance, l’esercizio di stile che anzi esercizio non è (perché presupporrebbe, l’esercizio, l’esistenza di un mainstream produttivo di un altro tipo), l’esaltazione di sé. Un gioco che non è nemmeno quello del feticcio, ma quello dell’exploitation, quella acre e senza devozione, quella snob, quella che trova la propria ragion d’essere nel creare il proprio “bello” dall’altrui “brutto” (l’idea del “bel dramma”) senza che quest’ultimo venga trattato con la dignità del mezzo.

Oltre il cinismo, oltre il salottiero, senza un briciolo di passione, Notturno è un film dannoso, desolante, imbarazzante in quanto manifestazione di uno strapotere ego-riferito capace di annientare qualsiasi emozione.

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