L’ IPNOTISTA di Lasse Hallström

REGIA:  Lasse Hallström
SCENEGGIATURA: Paolo Vacirca
CAST: Tobias Zilliacus, Mikael Persbrandt, Lena Olin
NAZIONALITÀ: Svezia
ANNO: 2013
TITOLO ORIGINALE: Hypnotiser
USCITA: 11 aprile 2013

THE BOOGEYMAN

Apatia, torpore, incoscienza. Un’oscurità totale si impossessa della mente e del corpo di un uomo rendendolo completamente estraneo dal – e al – mondo. Eppure, la chiave della sua stessa esistenza e del mistero che lo avvolge, risiede in quella piccola parte del cervello che può ancora essere stimolata e risvegliata. L’ipnosi è l’unica soluzione possibile, l’unica chiave di violino della sinfonia, l’unico schizzo di colore in un’intera composizione monocroma. Osteggiata, criticata, bannata dallo Stato e dalla Chiesa, questa pratica si deposita ai margini della società, lavora in solitudine, avanza a piccoli passi e, come un rivolo d’acqua, si insinua prepotentemente nei costumi socio-culturali.

Tratto dall’omonimo bestseller, L’ipnotista racconta la storia di un uomo che, da bravo incantatore, riesce a parlare con le anime e a carpirne l’essenza. Sa come superare le loro barriere di difesa per portare alla luce verità nascoste o, più o meno volontariamente, rimosse. A uno sfondo mistery e noir piatto e monocorde, lo sceneggiatore Paolo Vacirca aggiunge tocchi splatter e gore sporcandosi le mani in prima persona. Crea un villain misterioso che, ripreso all’opera sempre attraverso soggettive e semi-soggettive, impone allo spettatore sia la sua presenza ingombrante che il suo respiro affannato costringendolo a partecipare alle sue azione violente e peccaminose. Proprio come Michael Myers, impugna coltelli affilati e li interpone tra le costole delle vittime, facendole sonoramente cadere a terra e portandole ad annegare in un bagno di sangue, il loro. Abbandonata qualsiasi tipo di maschera,  l’assassino oltrepassa il confine tra persona e personaggio e improvvisa il copione partendo da un canovaccio scritto appositamente per lui. Sorta di boogeyman che agisce nell’ombra, che spia di nascosto le sue prede e che studia dettagliatamente le mosse da compiere per catturarle, alla fine dei giochi, si rivela uno spauracchio che spaventa più per l’idea della sua esistenza che non per il suo operato. Lasse Hallström, dunque, si conferma un esperto burattinaio, un abile manovratore di anime, un grande simulatore di verità sebbene l’impianto scenico, però, venga allestito in modo frettoloso, superficiale e poco curato. Così facendo, la tensione accumulata nei primi fotogrammi perde velocemente valore e, invece di avvolgere gli spettatori in una vorticosa spirale, si richiude su se stessa e si spegne. L’ipnotista, insomma, pur aspirando a divenire una pellicola tendenzialmente gialla, si rivela semplicemente una tela bianca e nera lasciata a metà da un artista annoiato dallo stesso soggetto che voleva immortalare.

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