venezia 76

BABYTEETH di Shannon Murphy

Regia: Shannon Murphy
Sceneggiatura: Rita Kalnejais
Cast: Eliza Scanlen, Toby Wallace
Anno: 2019
Produzione: Australia

babyteeth

In Concorso vi sono sempre film piazzati in base alle quote, al cerchiobbotismo, al dovere civico, al dover dare spazio a concetti che di cinematografico hanno ben poco.

Comprendiamo il dovere della Venezia-vetrina d’essere “mondiale” e il più possibile completa, di avere il più alto numero possibile di semafori verdi, articoli, echi internazionali. Al contempo, sarebbe ingenuo attendersi che il batch di aspiranti Leone d’Oro rappresenti “il meglio del cinema possibile”.

Babyteeth è senza dubbio il film che meglio rappresenta questa politica. Cosa ci fa qui questo drammetto televisivo*? Fa calare alla Mostra il tris regista donna + esordiente + Oceania**.

Il più fiacco necessitarismo ci obbliga a fronteggiare due ore di dinamiche vetuste, approfondimenti farlocchi, tossicità sociale mal arrangiate da un’orchestrina caratterizzata o da dilettantismo (e non ci sarebbe niente di male, alla fine) o da un’idea ci cinema nata vecchia, miope, scolastica.

Cinema dei contenuti lo si potrebbe chiamare, se i contenuti ci fossero, se il cinema fosse semplicemente filmare qualcosa. L’asciuttezza è altra cosa, l’asciuttezza è una lente onnicomprensiva che tutto soverchia, non un semplice mettere ad asciugare i panni al sole, non un privare di senso visivo ciò che si gira.

Perché l’unica lettura possibile davanti al film australiano in concorso – Babyteeth si merita di essere apostrofato col più soporifero degli appellativi generalisti – è quella che ci porta a vedere banalizzazione in ogni istante, di personaggi, avvenimenti, dinamiche, il tutto sottomesso al voler essere didascalici, spacciando per semplicità la facilità, per lo spogliare fino ai minimi termini la svogliatezza/incapacità.

I cliché andrebbero trattati come tali, non camuffati da esemplari.

*Televisivo per noi rimane l’aggettivo del degrado di una narrazione a mero assemblaggio di inquadrature, di shots, secondo estetiche preconfigurate e senza nessuna intenzione di rimetterle in discussione. Ora più che mai, fin quando la produzione televisiva inseguirà la mera quantità.

**In questa sommatoria, il punto cruciale è l’ultimo, rendendo la questione meramente occidental-caucasica-anglolofona

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