CONTAGION di Steven Soderbergh

REGIA: Steven Soderbergh
CAST: Kate Winslet, Matt Damon, Marion Cotillard, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Lawrence Fishburne
SCENEGGIATURA: Scott Z. Burns
ANNO: 2011
USCITA: 9 settembre 2011

INFETTI, BUGIE E VIDEOTAPE

Bucare l’acqua quando si ha a disposizione un bignami cinematografico predefinito è impresa per pochi eletti. Steven Soderbergh, uno dei registi più sopravvalutati della Hollywood contemporanea, vi riesce grazie a Contagion: creatura impalpabile firmata da un cineasta tutt’ora borderline tra il ci fa e il ci è. Quello di Soderbergh è un cinema sciattamente presuntuoso, distaccato e superficiale, che amplifica i suoi cristallizzati e incorreggibili difetti nel momento in cui decide di misurarsi con l’esercizio di stile: quel che accadde in Intrigo a Berlino si ripete inesorabilmente con Contagion, tendenza che conferma come esista un regista intorno al quale valga la pena sprecare qualche riga se ci si ritrova di fronte a un TrafficBubble o il dittico Che; lo stesso che puntualmente, e patologicamente, cede il posto al suo fratellastro schizoide e mancino ogni qual volta deve cimentarsi in operazioni meno personali. Da qui la certezza che si perseveri nel disquisire intorno ad un cognome ignorante nei riguardi di determinate tipologie di racconto, al quale, inspiegabilmente, continua a venir concesso molto (vedi il remake di Solaris): un emulo degli ultimi Coen insomma, ma con meno talento e pressoché identica intoccabilità critica. 
Contagion è un disastro, sotto tutti i punti di vista. Qualunque operatore con un bagaglio di cultura paracinematografica base avrebbe potuto fare di meglio, e di più avrebbe saputo produrre anche Soderbergh, se solo si fosse soffermato sulle simbologie e su alcuni capisaldi del filone catastrofico, come L’Ombra dello Scorpione o la serie televisiva britannica Survivors. Al contrario Contagion difetta di preparazione e superficialità, tanto nella struttura scritta quanto nella sovrastruttura tecnica. Un cast che più ricco non si può viene abbandonato alla leggerezza caratteriale di una sceneggiatura incapace, da cotanto parco attoriale, di estrarre un singolo personaggio che valga la pena seguire e soffrire. Ogni performance resta monodimensionale, fredda e perciò inadeguata a trasmettere empatia con lo spettatore, semplicemente perché irraggiungibile, nonostante il suo compito base sia l’opposto: coinvolgere, trascinare nell’incubo attraverso la sensazione del reale e del tangibile. Più che umani trascinati giocoforza ad un passo dalla fine del mondo, gli interpreti di Contagionassomigliano a degli alieni appartenenti ad un altro universo, lontani anni luce dalla quotidianità che attorno a loro si sgretola, impalpabili persino ai suggerimenti delle metafore latenti, potenzialmente dinamitarde ma a conti fatti sociologicamente innocue, perché di fatto non sfruttate a dovere. L’idea di una società costretta ad individualizzarsi al fine di difendersi dall’infezione, anziché compattarsi in gruppo come tradizione cinematografica vorrebbe, resta mestamente sullo sfondo: una bomba inesplosa, così come giace disinnescata la chiave di lettura mediatica, scollata figurina appiccicata sul volto di Jude Law, free lance della rete ad un passo dal trasformarsi nel nuovo messia mediale nel momento in cui gli altri mezzi d’informazione implodono. Concetti che un Romero o un Danny Boyle sarebbero stati in grado di elevare politicamente al cubo, frammenti di un buon soggetto che si perdono nel nulla una volta assegnati alla cieca svogliatezza “soderberghiana”. Brutte nuove anche dal fronte visivo. Non un movimento di macchina che valga la pena essere ricordato, non un momento di brillantezza registica in grado di emergere dalla calma piatta di un minutaggio oltremodo esagerato: un vuoto pneumatico, all’immobilità del quale non sfuggono nemmeno le immagini chiave che qualsiasi episodio apocalittico/catastrofico dovrebbe assicurare come minimo indispensabile a chi paga il biglietto (razzie, stato d’abbandono, delirio collettivo ecc.). Un cataclisma insomma. Purtroppo cinematografico.

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